Cos'è il demanio civico

La parola “demanio” deriva da un’espressione corrente nella legislazione napoletana. Risulta ripresa dal decreto 8 giugno 1807 di Giuseppe Bonaparte per il Regno delle Due Sicilie, secondo cui i “demani” sono “i terreni aperti, culti o inculti, qualunque ne sia il proprietario, sui quali abbian luogo gli usi civici e le promiscuità”.

Nel diritto del Regno delle Due Sicilie l’espressione “demanio”, con riguardo ai diritti (di proprietà o di uso) spettanti alla collettività, era una formula corrente, perché i diritti delle collettività su terre proprie (alias, il demanio universale o comunale) o su terre altrui (alias, il demanio feudale) avevano un regime giuridico identico a quello del vero e proprio demanio pubblico delle città o Comuni,

ovverosia l’inalienabilità, l’indivisibilità, l’inusucapibilità o l’imprescrittibilità.

Essi non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano (art. 823 c.c.).

Gli altri beni di proprietà dello Stato e degli altri enti locali non rientranti nel demanio costituiscono il patrimonio dell'ente che, a sua volta, si suddivide in patrimonio indisponibile e patrimonio disponibile.

Mentre porti, acque, laghi, spiagge, rade, non possono che appartenere allo Stato e rientrano nel cosidetto Demanio necessario (demanio marittimo; demanio idrico; demanio militare), fanno parte del demanio pubblico, ma soltanto in caso di appartenenza allo Stato. Le strade, le autostrade, le strade ferrate, i terreni, gli immobili sono assoggettati dalla legge al regime proprio del demanio pubblico attraverso la gestione di enti pubblici quali i Comuni, le Province e le Regioni.

Come si compone

Il “Demanio”, o Proprietà Collettiva delle terre, include quindi, tutte le forme alternative alla piena proprietà privata. In particolare i beni di proprietà di specifiche collettività (talvolta imputate catastalmente ai Comuni, per via di una specifica disposizione della legge del 1927), proprietà nate negli anni mille e ancora esistenti sotto diversi nomi che, per comodità e ormai per abitudine, sono unificati sotto il termine “usi civici”

La Proprietà collettiva di diritto Pubblico si compone in realtà delle Terre Collettive (o terre civiche) i cui proprietari sono coloro cui sono attribuiti i diritti di godimento e di uso (comunità di abitanti) e delle Terre di USO CIVICO, appartenenti a proprietà privata ed aperte al godimento e l’uso, secondo titoli consuetudini e leggi appartenenti ad una determinata collettività.

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