Dalla Direttiva Bolkestain che ha sancito il principio della libera concorrenza, alla messa a gara delle concessioni prevista per il 2015 (poi prorogata al 2020), passando per la riformulazione dei canoni demaniali che dal 2007 ad oggi hanno subito un incremento più che doppio, il demanio marittimo è infatti diventato il campo di scontro tra le esigenze finanziarie dello Stato nella gestione della proprietà pubblica e la tutela di un comparto aziendale importante per l’economia italiana come quello balneare. Un confronto complicato da un lento ma progressivo processo di frammentazione normativa, che ha visto negli ultimi 40 anni passare il sistema demaniale dalla monoliticità del Codice della Navigazione, ad un assetto normativo nel quale si alternato, e spesso sovrappongono, fonti normative di rango diverso (leggi ordinarie, direttive comunitarie, regolamenti regionali).

Al di là dell’assetto normativo, la materia ha visto negli anni anche un incremento dei soggetti pubblici chiamati in causa, passando dal monopolio pressoché indiscusso dell’Autorità Marittima, alla convergenza di enti ed amministrazioni che oggi intervengono a tutela degli interessi più disparati, da quello edilizio e paesaggistico a quello doganale, contribuendo ad alimentare un contenzioso amministrativo piuttosto vivace.

In un quadro così complesso si muove l’imprenditore titolare di concessione demaniale, sia che la stessa riguardi uno stabilimento balneare, un insediamento per la nautica da diporto o più semplicemente un ristorante, cui vanno aggiunti interi comparti edilizi sorti in diverse città italiane sul demanio. Un assetto di interessi che interessa circa 30 mila concessioni in Italia, con ricadute pari al 3% del Pil nazionale e con un indotto di oltre 1 milione di addetti, oggi messo in crisi dalla “Direttiva Bolkestein” che ha sgretolato le certezze che ne hanno contraddistinto il passato, segnato da un un regime di proroghe automatiche ritenute dall’Unione europea contrarie alle regole sulla concorrenza.

Sindacati, associazioni di categoria e mondo della politica, si dibattono oggi nel tentativo di trovare un assetto nuovo che tuteli gli attuali concessionari balneari contro i rischi della concorrenza, formulando soluzioni in vista delle procedure di evidenza pubblica la cui definizione, e i cui pericoli, hanno visto impegnati tutti i Governi succedutisi a seguito della pronuncia della Corte di giustizia europea che ha sancito l’illegittimità della proroga al 2020. Una legge di riforma del comparto densa di punti critici, il cui è obiettivo è tutelare i balneari storici dalle aggressioni dei poteri finanziari ma anche aprire il sistema alle regole sulla concorrenza.

In questa ottica BM Avvocati ha assunto un ruolo di guida tecnica crescente, non solo fornendo assistenza legale a quegli operatori balneari già fortemente colpiti dalla crisi finanziaria, ma svolgendo una attività di indirizzo giuridico per gli enti Pubblici e per le associazioni di categoria impegnate nella ricerca di soluzioni da frapporre al clima di tensione creatosi a seguito dei citati stravolgimenti normativi.