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Con sentenza n. 21281 del 14/06/2018 la III Sez. della Corte di Cassazione Penale, ha affrontato il tema della disapplicazione della proroga ex lege al 2020 da parte del giudice penale, così confermando il sequestro di un area il cui utilizzo era garantito da concessione demaniale prorogata ex lege al 2020 in virtù del DL 194/04.
La Corte offre una discutibile interpretazione del DL 113/2016, la cui valenza è legata solo ai rapporti instauratisi dopo l’entrata in vigore della L. 88/01, e del DL 194/09, applicabile solo alle concessioni rilasciate successivamente allo stesso DL.
La sentenza ha pertanto disconosciuto l’automaticità della proroga ex DL 194/2009, specificando che essa necessita di un provvedimento espresso da parte della P.A., con la possibilità che essa venga negata in caso di mancato pagamento del canone e determinando, in tal modo, una singolare confusione con l’istituto della decadenza.
L’obbligo di disapplicazione della norma di proroga graverebbe anche sul giudice penale in quanto “il potere-dovere di disapplicare la normativa nazionale in contrasto con la normativa comunitaria sussiste solo laddove tale ultima normativa sia dotata di efficacia diretta nell’ordinamento interno (Sez. 3, n. 41839 del 30/09/2008 – dep. 07/11/2008, Righi, Rv. 241422).
Sul punto, a ben vedere, si era già pronunciata la Corte costituzionale (sentenza n. 227 del 24 giugno 2010), affermando che l’art. 12 della Direttiva Bolkestein ha natura di norma self-executing, con efficacia diretta nell’ordinamento degli Stati Membri, sicché la stessa può essere disapplicata anche dal giudice ordinario”.
La Sentenza segna l’esordio della Cassazione Penale nel difficile argomento della disapplicazione della proroga delle concessioni demaniali, evidenziando difficoltà interpretative che si spera la Corte possa superare nel futuro.

Post Author: Gianluca Bocchino